ALESSANDRO PAESANO BLOG

Il blog dedicato alle vostre lezioni di cinema


mercoledì 16 marzo 2011

IV G Io non ho paura bis



 Eccoci di nuovo qui!

Vi ricordo di postare il riassunto del secondo incontro: di che abbiamo parlato?

Per quanti di voi non c'erano chiedete pure numi ai vostri compagni\e di classe e poi rivolgetevi a me per eventuali delucidazioni.

Come esercizio per casa cercate nel film una scena che vi ha colpito con praticare riferimento al suo essere una scena simbolica.
A differenza del romanzo, infatti, abbiamo notato che il film solo apparentemente è realistico mentre in realtà è simbolico.
Ora sta  a voi! scrivete, chiedete, protestate, ma non ignorate questo post!!!

4 commenti:

  1. Salve professore ^^

    Ricollegandoci con il primo incontro, in cui avevamo analizzato se il comportamento di Natale poteva essere ritenuto discutibile o meno, abbiamo iniziato il secondo aprendo una "piccola" parentesi sul mondo degli omossesuali.
    Tornando a "Io non ho paura" abbiamo poi analizzato la possibile differenza fra l'autore implicito e l'autore concreto che ci può essere, le figure ideologiche del film e la cornice narrativa del romanzo: per quanto riguarda la cornice narrativa, cioè ciò che dà senso all' insieme delle azioni dei personaggi, spicca nel romanzo, meno nel film, come essa sia rappresentata da una componente di sporcizia e cattivo odore che caratterizza l'idea di meridione in generale.
    Questa per me è una scelta molto discutibile di Ammaniti che sembra quasi non conoscere il meridione ma solo i pregiudizi che si hanno di esso; lo stesso paesino in cui è ambientato il romanzo, a mio parere, sembra esplicitamente una ricostruzione di un paesaggio astratto in cui sarebbe quasi impossibile vivere per un bambino di 10 anni.
    Nel film invece viene sottolineato esplicitamente come esso sia in parte distaccato dalla realtà nel modo di trattare il rapimento di Filippo: questo si nota dalle inquadrature non verosimili che si usano.

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  2. Nel secondo incontro dopo un breve approfondimento sul narratore implicito o concreto, dove è emerso che nel romanzo troviamo un narratore implicito, scelta di stile di Nicolò Ammaniti , abbiamo aperta un “parentesona” su come, riprendendo l’argomento ultimo del primo incontro, viene affrontata l’omosessualità dai mast-media. Nell’ultimo incontro ci eravamo lasciati parlando della scena nel film in cui Felice ballicchia, e può trasparire che il personaggio abbia diverse tendenze sessuali, anche se in realtà non possiamo pensare che se un uomo balla sia gay. Inoltre è emerso il problema di come gli omosessuali vengono “accettati” dalla comunità, e se in realtà vengono accettati. Quindi abbiamo preso due pubblicità che affrontano l’argomento dell’omosessualità. Nella prima, che sponsorizza un sito di incontri per gay, troviamo quattro ragazzi che davanti ad un film porno eterosessuale sono interessati alla macchina che è nel film. Questa visione dei gay è molto sessista e inverosimile, troppo estrema, l’essere indifferente ad un corpo femminile, ma anche a quello maschile che vi è presente. Nella seconda pubblicità che sponsorizza un’automobile ci sono due coniugi che nascondono reciprocamente i propri amanti, stranamente tutti e due gli amanti sono ragazzi. È una pubblicità divertente e più paritaria, che in un certo senso affronta una realtà della nostra società. Poi tornando al film abbiamo parlato del fatto che è presente una cornice narrativa, ma ancora più presente è nel libro. Ad esempio in ambito olfattivo e visito: si parla di cattivi odori, sporcizia, putrefazione, etc. sia per farci entrare meglio nell’ottica del rapimento che anche per intendere, sotto una visione leghista, il Sud. Fa uso di cliché.

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  3. . Poi dopo aver visionato dei dietro le quinte, abbiamo individuato delle tecniche come la “staticam” cioè quando la macchina da presa si trova sopra un appoggio, dietro le quinte ci sono tantissime persone che devono rimanere nel fuoricampo. È grazie alla capacità unificatrice del montaggio, il saper montare una scena dietro l’altra, a dare maggior valore al film perché è il montaggio a dare un senso non le inquadrature. Dove finisce l’inquadratura in realtà non vuol dire che finisca il paesaggio. “Io non ho paura” è un film simbolico, che pur affrontando un argomento realistico ha delle scene eleganti e non realistiche a volte. Realistiche le troviamo quando la macchina da presa è il punto di vista di un personaggio. Ma pur osando la macchina da presa non distoglie mai dal film e troviamo un registro realistico in una storia realistica.

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  4. Salve nel secondo incontro abbiamo trattato diversi argomenti tra cui la cornice narrativa del libro, la capacità di montaggio, cosa succede dietro le quinte ma in particolare sul simbolismo del film. Lo scopo reale del film infatti è proprio quello di riprodurre scene simboliche a differenza del libro. Io principalmente mi soffermerei in generale sul valore dell'amicizia e la solidarietà fra i bambini. Nel film ci sono varie scene che riproducono ciò ed è evidente come i bambini fra di loro si capiscano in modo molto veloce e traspare un senso di coralità e tra l'altro è presente l'amicizia. Ad esempio quella fra Michele e Filippo, essa è una vera e speciale amicizia accompagnata da gesti significativi e da momenti di profonda unione e accordo. Il legame che c'è fra loro è un legame particolare e fa riflettere. Infatti molto spesso i bambini si dimostrano di essere più intelligenti degli adulti.

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