Grazie dei vostri commenti.
dato il limite di lunghezza nei commenti ho deciso di postare i vostri commenti e le mie risposte direttamente qui!
Ecco il commento (e le mie risposte...) di Beatrice Rossi
RIASSUNTO.
Allora il libro "Io non ho paura" di Niccolò Ammaniti presenta analogie e differenze con il film di Salvatores.
mmm perdona la pignoleria ma essendo il libro precedente al film è questo che ha analogie e differenze col libro e non viceversa...
Inizialmente si è discusso della focalizzazione, che in questo caso cioè del film, è interna. La discussione è proseguita incominciando a trattare delle diverse inquadrature presenti nel film, che in qualche modo risaltano molto la figura del protagonista-narratore.
Mentre nel romanzo narratore e protagonista coincidono nel film non è così.
Il narratore pur seguendo Michele, il protagonista si distingue per mostrare a noi spettatori Michele e gli altri da punti di vista particolari (riprenderemo questo in classe domani)
E' presente nella prima parte di esso un'inquadratura dal basso, proprio nel momento in cui Michele, il protagonista, scopre il nascondiglio nel quale si trova il bambino sequestrato cioè Filippo. E' possibile notarla grazie alla ripresa effettuata sul piede, chiamato comunemente nel gergo "jump cut", dove tra l'altro è possibile notare il punto di vista del regista. Proprio perchè a differenza del libro, nel film ci sono riprese fatte secondo il regista e altre fatte secondo il punto di vista di Michele.
Ok. Naturalmente in questo caso regista significa "istanza narratrice del film" non già direttamente la persona concreta di Salvatores....
Un esempio di quest'ultimo è possibile notarlo nel momento in cui Michele gioca con i suoi amici e poi si lascia cadere a terra nel campo, questa è l'inquadratura dall'alto. Un altro esempio di quest'ultima ci viene dato nella scena in cui Michele vede Filippo per la prima volta. Mentre un esempio di inquadratura dal basso ci viene fornito dalla scena durante il quale Michele cade sempre nel campo, segue il momento di buio momentaneo e subito notiamo un'inquadratura abbastanza soggettiva a partire dall'occhio di Michele dove sono presenti molti particolari come la formica che attraversa il suo occhio. Inoltre il libro ci viene presentato attraverso un incipit in medias res ossia già iniziato, mentre nel film non avviene analogamente perchè in quest'ultimo la scena inizia prima e non avvengono digressioni come nel libro, poichè nel cinema sono futili e inutili le lunghe pause.
Wow wow, aspetta! E' una scelta di stile di Salvatores. (e degli sceneggiatori del film) ma poteva benissimo seguire il libro anche nelle digressioni (anche di questo parleremo domani)
Il cinema è molto espressivo e presenta un piano di ascolto, ossia viene messa in risalto la reazione di un personaggio. Sono presenti sempre nel flm sequenze sonore che sono altrettanto soggettive.
Detto così stai dicendo che "non sono obbiettive" ma appunto, soggettive. L'inquadratura soggettiva (al singolare) indica quando la mdp assume il punto di vista di uno dei personaggi. (anche di questo riparleremo)
Infine ci siamo soffermati sulla differenza fra tempo della storia e tempo del racconto che cambiano a seconda di ciò che si vuole rappresentare. Ad esempio se il tempo della storia è maggiore rispetto a quello del racconto abbiamo ellissi.
diciamo che senza ellissi i racconti cinematografici sarebbero cosa ben misera...
Per quanto riguarda invece le opinioni personali riguardo temi diversi come la caratteristica misogina che si può scorgere da parte dell'autore [del romanzo] anche osservando e ascoltando alcune sequenze del film, io credo che questo sia un'aspetto fondamentale perchè l'autore ci mostra a tutti gli effetti il suo maschilismo e la visione sessista che ha a riguardo. [più il romanzo che il film]
Un conto è mostrare il sessismo e il maschilismo di un personaggio (queste caratteristiche le ha lui non è detto che l'autore sia d'accordo) un conto è notare quando invece nel modo di raccontare la storia certi passaggi sono presentati in modo sessista e maschilista, come avviene nel romanzo ma NON nel film.
Io personalmente non ho una visione sessista [meno male, nessuno dovrebbe averla. Non si può tollerare il sessismo in nome di una asettica democrazia. Il sessismo è un pensiero da vituperare] e la penso in modo completamente diverso dall'autore che si dimostra invece di essere retrogrado mentalmente. Ci sono state numerose lotte per la parità dei sessi e sopratutto per far valere la dignità della donna contro il maschilismo, ma purtroppo devo ammettere che ancora oggi non credo che ci sia una vera e propria parità dei sessi e questo a volte dipende anche dalla cultura, dagli usi e costumi di un paese. Forse nonostante i grandi passi da gigante fatti nella storia, nella società odierna rimane un pizzico di maschilismo. Infine invece per quanto riguarda il parere sul comportamento e gli atteggiamenti vari riferiti al fratello del Teschio, cioè Felice: personalmente non mi ero accorta dei possibili atteggiamenti che potrebbero far dubitare dell'etero-sessualità di questo ragazzo. L'esempio lampante è il momento in cui egli ascolta musica perlopiù Mina e al contempo balla e canta ma subito dopo fa delle flessioni. Pensandoci bene non mi viene proprio da dubitare ma certamente da dire che sono evidenti le debolezze a livello caratteriale e non solo di Felice. Lo si può notare anche dal semplice fatto che pur di dimostrare la sua virilità, la sua forza fa delle flessioni e chi cerca a tutti i costi di dimostrarsi forte secondo me deve essere invece riconosciuto come il più debole. Bisogna essere se stessi e non ci si può nascondere dietro comportamenti strani soltanto per non far trasparire chi si è veramente. Bisognerebbe accettarsi per come si è, senza avere paura degli altri e soprattutto senza avere paura di se stessi riconoscendo i proprio limiti e i proprio punti di forza.
E' interessante notare anche come se uno non si conforma a certi atteggiamenti ritenuti "normali" si è subito additati come diversi.
Intento dire che la categoria omosessuale non indica solo una persona che è attratta sessualmente e sentimentalmente da persone dello stesso sesso, ma indica anche un'altra categoria, molto più astratta e fumosa di diversità.
Sì dà del "frocio" per offendere, per sottolineare che si è poco virili, che non si guarda alle donne secondo i canoni del maschilismo...
Allora mentre è indubbio che se si ha un altro orientamento sessuale bisogna accettarsi e non vergognarsene se uno ha un approccio con le donne che non è quello classico maschilista non deve accettare nulla perchè in lui non c'è comportamento strano casomai sono gli altri ad essere strani (anche di questo riparleremo in classe domani)
Ed ecco quello di Giorgia Basile
“Io non ho paura” il film presenta delle differenze con il libro. Il libro ha uno stile molto forte a livello linguistico e è molto misogino e leghista [mettilo tra virgolette...], come l’ha fatto ben notare il professore. Anche se, a mio parere, questi due aspetti soprattutto la parte misogina è ben presente anche nel libro.(fonte
Infatti io parlavo del libro più che del film...
A livello tecnico nel film troviamo molte inquadrature soggettive, molte dall’alto e dal basso, creando uno stile di racconto. Per l’uso di una buona tecnica il film è elegantissimo, facendo delle inquadrature come dandoci la visione del narratore. Questi come tutti i libri o i film hanno un lettore o uno spettatore ideale. Dal libro nella parte iniziale è subito evidente che, parlando di quando era piccolo, ora è adulto e stà raccontando. Più avanti nella descrizione della gara tra i bambini fa una descrizione della bambina come una scrofa, usa un registro molto forte, parla male delle donne, da episodi come questo che traspare l’aspetto misogino. Nel film durante i commenti del regista afferma di non aver usato degli attori bambini ma proprio di aver preso dei bambini che più inquadrassero il personaggio del racconto. Nella scena della punizione post-gara, quando la bambina stà per affrontare la pena c’è un’inquadratura che permette di vedere il viso di Michele e della bambina, entrambi impauriti, sconvolti, il regista ha voluto dare allo spettatore un privilegio. In un’altra scena del film, quando Michele è in stanza con l’ospite, l’inquadra permette di vedere nitidamente solo il viso di Michele, in parte, questa inquadratura è detta piano d’ascolto perché allo spettatore interessa solo la reazione del bambino. In questa scena però troviamo una differenza con il libro perché è omessa la parte in cui racconta la sua storia di padre e marito, quasi il regista volesse far capire che è impossibile che un uomo con figli possa avere il coraggio di uccidere brutalmente un bambino indifeso. Un’altra scena importante è quella in cui Michele fa a braccio di ferro con il padre, che lo accusa di essere una femmina con disprezzo per l’altro sesso, si sottolinea un patriarcato, l’uomo che è più aitante fisicamente. Ma è evidente che il padre non sa rapportarsi con il figlio, che solo con i giochetti riesce ad attirare la sua attenzione. Nella scena sono d’impatto anche gli sguardi silenziosi e della bambina ma soprattutto della madre su entrambi, che pur rimanendo nei ranghi con lo sguardo comunica tutto il suo pensiero, il suo volere che il figlio non diventi come il marito, che vada via da quel posto una volta cresciuto. La donna se pur sminuita ha un ruolo veramente importante, il suo valore, che nell’imbruttimento sociale e nella decadenza soffre in silenzio.
Una cosa che forse non è evidenziata a sufficienza, secondo me, è che una cosa orribile quale il rapimento di un bambino solamente gli uomini sono in grado di compierlo, le donne sono costrette a essere spettatrici silenziose senza possibilità di ribattuta.
Pur capendo quel che vuoi dire devo constatare che anche questo che dici è sessista
Un conto è dire che la donna del film subisce una scelta degli uomini (assolutamente vero). Un conto dire che, in generale, le donne non possono compiere atti violenti come gli uomini.
E' sessismo! E purtroppo esistono donne così...
Nella Fra i paratesti più comuni, possiamo citare i titoli di ogni genere, le sigle televisive o radiofoniche, le icone nei software dei computer, le dediche, le interviste all’autore, i sipari teatrali ecc.
Il paratesto di un libro, è costituito dalle sue introduzioni e postfazioni, dal colophon, dalla copertina, dal formato (grande o tascabile), ma anche dai testi pubblicitari che lo presentano in libreria.
Il campo editoriale è stato quello finora utilizzato per gli esempi. Ma anche nel giornalismo, ad esempio per quanto riguarda la carta stampata, è paratesto il formato del giornale, la divisione in sezioni dei contenuti, la composizione grafica delle pagine, l’apparato di immagini a corredo dei testi, la mole di tabelle, grafici, schemini, riassunti ecc. che rientra nell’infografica, i titoli, con occhielli, sommari, catenacci ecc., e questo considerando il solo peritesto.
In campo cinematografico una forma notissima di epitesto (editoriale) sono i trailer dei film che precedono l’uscita del film stesso ma anche le interviste al regista, agli attori ecc. Sono paratesto anche i sottotitoli in altra lingua, i titoli d’inizio e di coda con le relative musiche, a meno che non si tratti della colonna sonora del film che ha una natura differente.
In televisione il paratesto è presente in ogni trasmissione con sigle, tabelle informative, numeri in sovrimpressione, titoli dei servizi, sottotitoli in lingue differenti ecc. ma nuove categorie nascono in continuazione grazie al digitale terrestre e all’interattività.
Potete postare un riassunto completo, o parziale, critico, oppure nel quale chiedete spiegazioni (o sollevate dubbi...).
2) Scrivete quel che pensate dell'approccio critico al film e al romanzo che vi sto proponendo ai contenuti maschilisti\misogini del libro e alla forma del film che ho definito "elegante".
Eccovi, come promesso, un po' di link.
Intanto il romanzo in formato pdf (se vi dovesse far comodo...) lo trovate qui.
Poi ecco l'articolo sull'esperimento sullo stress da prestazione:
La minaccia dello stereotipo
A proposito di alcune scene che vi ho proposto stamane ecco com'è nel libro la scena di Felice, il fratello del Teschio, nel libro:
Mi è venuta paura delle vipere, così, all'improvviso.
Fino a quel giorno, quando salivo sulla collina, non ci avevo pensato mai alle vipere.
Continuava a balenarmi davanti l'immagine di quel bracco che ad aprile era stato morso sul naso da una vipera. La povera bestia era stesa in un angolo del capannone, ansimante, con l'occhio fisso, la schiuma bianca sulle gengive e la lingua di fuori.
"Oramai non c'è più niente da fare". Aveva detto il padre del Teschio. "Il veleno gli è entrato nel cuore.
Stavamo tutti in cerchio a guardarlo.
"Portiamolo a Lucignano. Dal dottore degli animali," avevo proposto.
"Soldi buttati. E' un ladro quello, gli fa una siringa d'acqua e ti ridà il cane morto. Andate via, forza, lasciatelo morire in pace". Ci aveva spinti fuori. Maria si era messa a piangere.
Attraversavo il grano e mi sembrava di vedere serpenti strisciare dappertutto. Saltavo come una quaglia e con una mazza menavo gran colpi per terra, era un fuggi fuggì di grilli e cavallette. Il sole picchiava in testa e sul collo, non c'era un alito di vento e in lontananza la pianura era tutta sfocata.
Quando sono arrivato al margine della valle ero sfinito. Un po' d'ombra e una bevuta d'acqua era quello che ci voleva, mi sono avviato nel boschetto.
Ma c'era qualcosa di diverso dal solito. Mi sono fermato.
Sotto gli uccelli, i grilli e le cicale si sentiva della musica.
Mi sono precipitato dietro un tronco. Da lì non riuscivo a vedere niente, ma sembrava che la musica veniva dalla
casa.
Dovevo andarmene via di corsa, ma la curiosità mi spingeva a dare un'occhiata. Se facevo attenzione, se rimanevo tra gli alberi, non mi vedevano. Nascondendomi tra le querce mi sono avvicinato allo spiazzo.
La musica era più forte. Era una canzone famosa. L'avevo sentita un sacco di volte. La cantava una donna bionda con un signore elegante. Li avevo visti alla televisione. Mi piaceva quella canzone.
C'era un masso coperto da ciuffi verdi di muschio proprio al limitare della radura, un buon riparo, ci sono strisciato dietro.
Ho allungato la testa e ho spiato.
Parcheggiata davanti alla casa c'era la 127 di Felice, con le portiere e il bagagliaio aperti. La musica veniva dall'autoradio. Si sentiva male, gracchiava.
Felice è uscito dalla stalla. Era in slip. Ai piedi aveva gli anfibi e intorno al collo il solito fazzoletto nero. Ballava a braccia spalancate e ancheggiava come una danzatrice del ventre.
"Non cambi mai, non cambi mai, non cambi mai... "Cantava in falsetto, insieme alla radio.
Poi si fermava e con voce grave continuava.
"Tu sei il mio ieri, il mio oggi. Il mio sempre.
Inquietudine.
E da femmina. "Adesso, ormai, ci puoi provare. Chiamami tormento, dai.
Già che ci sei.
Ha indicato qualcuno. "Tu sei come il vento che porta i violini e le rose.
"Parole, parole, parole...
"Ascoltami.
"Parole, parole, parole...
"Ti prego.
Era molto bravo. Faceva tutto da solo. Maschio e femmina. E quando era uomo faceva il duro. Occhio a mezz'asta e bocca socchiusa.
"Parole, parole, parole...
"Io ti giuro.
Poi si è buttato a terra, nella polvere, e ha cominciato a fare le flessioni.
Con due braccia, con una, con lo schiaffo, e cantava tutto contratto.
"Parole, parole, parole, parole, parole, soltanto parole, parole tra noi.
Me ne sono andato.
Invece nel film...
Quali differenze notate? E quali affinità?
Per capire bene come nel romanzo viene giudicato Felice bisogna leggere quest'altra descrizione, precedente nel libro (a pag. 45):
Felice Natale era il fratello maggiore del Teschio. E se il Teschio era cattivo,
Felice lo era mille volte di più.
Felice aveva vent'anni. E quando stava ad Acqua Traverse la vita per me e
gli altri bambini era un inferno. Ci picchiava, ci bucava il pallone e ci rubava le
cose.
Era un povero diavolo. Senza un amico, senza una donna. Uno che se la
prendeva con i più piccoli, un'anima in pena. E questo si capiva. Nessuno a
vent'anni può vivere ad Acqua Traverse, a meno di fare la fine di Nunzio
Scardaccione, lo strappacapelli. Felice stava ad Acqua Traverse come una ti-
gre in gabbia. Si aggirava tra quelle quattro case infuriato, nervoso, pronto a
darti il tormento. Fortuna che ogni tanto se ne andava a Lucignano. Ma an-
che li non si era fatto degli amici.
Quando uscivo da scuola lo vedevo seduto da solo su una panchina della
piazza.
In quell'anno la moda erano i pantaloni a zampa di elefante, le magliette strette e colorate, il montone, i capelli lunghi. Felice no, i capelli se li tagliava corti e se li tirava indietro con la brillantina, si rasava perfettamente e si vestiva con giacche militari e pantaloni mimetici. E si legava un fazzoletto intorno al collo. Girava su quella 127, gli piacevano le armi e raccontava di aver fatto il parà a Pisa e che si era gettato dagli aerei. Ma non era vero. Tutti sapevano che aveva fatto il militare a Brindisi. Aveva il viso affilato di un barra
cuda e i denti piccoli e separati come quelli di un coccodrillo appena nato.
Una volta ci aveva detto che li aveva così perché erano ancora i denti da latte.
Non li aveva mai cambiati. Se non apriva la bocca era quasi un bel ragazzo, ma se spalancava il forno, se rideva, facevi due passi indietro. E se ti beccava a guardargli i denti erano dolori.
Poi un giorno benedetto, senza dire niente a nessuno, era partito.
Se chiedevi al Teschio dov'era andato suo fratello rispondeva: "Al Nord. A lavorare.
Questo ci bastava e ci avanzava.
Ora invece era rispuntato come un'erbaccia velenosa. Sulla sua 127 color merda sciolta. E scendeva giù dalla casa abbandonata.
Ce l'aveva messo lui il bambino nel buco. Ecco chi ce l'aveva messo.
La scena del braccio di ferro.
Eccola nel romanzo:
"E' arrivato papà!" ha gridato mia sorella. Ha buttato la bicicletta ed è corsa
su per le scale.
Davanti a casa nostra c'era il suo camion, un Lupetto Fiat con il telone verde.
A quel tempo papà faceva il camionista e stava fuori per molte settimane.
Prendeva la merce e la portava al Nord.
Aveva promesso che una volta mi ci avrebbe portato pure a me al Nord.
Non riuscivo tanto bene a immaginarmi questo Nord. Sapevo che il Nord era ricco e che il Sud era povero. E noi eravamo poveri. Mamma diceva che se papà continuava a lavorare così tanto, presto non saremmo stati più poveri,
saremmo stati benestanti. E quindi non dovevamo lamentarci se papà non
c'era. Lo faceva per noi.
Sono entrato in casa con il fiatone.
Papà era seduto al tavolo in mutande e canottiera. Aveva davanti una bottiglia di vino rosso e tra le labbra una sigaretta con il bocchino e mia sorella
appollaiata su una coscia.
Mamma, di spalle, cucinava. C'era odore di cipolle e salsa di pomodoro. Il
televisore, uno scatolone Grundig in bianco e nero che aveva portato papà qualche mese prima, era acceso. Il ventilatore ronzava.
"Michele, dove siete stati tutto il giorno? Vostra madre stava impazzendo.
Non pensate a questa povera donna che deve già aspettare il marito e non può aspettare pure voi? Che è successo agli occhiali di tua sorella?
Non era arrabbiato veramente. Quando si arrabbiava veramente gli occhi gli uscivano fuori come ai rospi. Era felice di essere a casa.
Mia sorella mi ha guardato.
"Abbiamo costruito una capanna al torrente, "ho tirato fuori dalla tasca gli occhiali. "E si sono rotti.
Ha sputato una nuvola di fumo. "Vieni qua. Fammeli vedere.
Papà era un uomo piccolo, magro e nervoso.
Quando si sedeva alla guida del camion quasi scompariva dietro il volante.
Aveva i capelli neri, tirati con la brillantina. La barba ruvida e bianca sul mento. Odorava di Nazionali e acqua di colonia.
Glieli ho dati.
"Sono da buttare". Li ha poggiati sul tavolo e ha detto: "Niente più occhiali.
Io e mia sorella ci siamo guardati.
"E come faccio?" ha chiesto Maria preoccupata.
"Stai senza. Così impari.
Mia sorella è rimasta senza parole.
"Non può. Non ci vede," sono intervenuto io.
"E chi se ne importa.
"Ma...
"Macché ma". E ha detto a mamma: "Teresa, dammi quel pacchetto che sta sulla credenza.
Mamma gliel'ha portato. Papà lo ha scartato e ha tirato fuori un astuccio blu, duro e vellutato.
"Tieni.
Maria lo ha aperto e dentro c'era un paio di occhiali con la montatura di
plastica marrone.
"Provali.
Maria se li è infilati, ma continuava a carezzare l'astuccio.
Mamma le ha domandato: "Ti piacciono?
"Sì. Molto. La scatola è bellissima," ed è andata a guardarsi allo specchio.
Papà si è versato un altro bicchiere di vino.
"Se rompi pure questi, la prossima volta ti lascio senza, capito?" Poi mi ha preso per un braccio. "Fammi sentire il muscolo.
Ho piegato il braccio e l'ho irrigidito.
Mi ha stretto il bicipite. "Non mi sembra che sei migliorato. Le fai le flessio-
ni?
"Sì.
Odiavo fare le flessioni. Papà voleva che le facevo perché diceva che ero rachitico.
"Non è vero," ha detto Maria, "non le fa".
"Ogni tanto le faccio. Quasi sempre.
"Mettiti qua". Mi sono seduto anch'io sulle sue ginocchia e ho provato a baciarlo. "Non mi baciare, che sei tutto sporco. Se vuoi baciare tuo padre, prima
devi lavarti. Teresa, che facciamo, li mandiamo a letto senza cena?
Papà aveva un bel sorriso, i denti bianchi, perfetti. Né io né mia sorella li
abbiamo ereditati.
Mamma ha risposto senza neanche voltarsi. "Sarebbe giusto! Io con questi due non ce la faccio più". Lei sì che era arrabbiata.
"Facciamo così. Se vogliono cenare e avere il regalo che ho portato, Michele mi deve battere a braccio di ferro. Sennò a letto senza cena.
Ci aveva portato un regalo!
"Tu scherza, scherza... "Mamma era troppo contenta che papà era di nuovo
a casa. Quando papà partiva, le faceva male lo stomaco e più passava il tempo e meno parlava. Dopo un mese si ammutoliva del tutto.
"Michele non ti può battere. Non vale," ha detto Maria.
"Michele, mostra a tua sorella che sai fare. E tieni larghe quelle gambe. Se
stai tutto storto perdi subito e niente regalo.
Mi sono messo in posizione. Ho stretto i denti e la mano di papà e ho cominciato a spingere. Niente. Non si muoveva.
"Dai! Che c'hai la ricotta al posto dei muscoli? Sei più debole di un moscerino! Tirala fuori questa forza, Cristo di Dio!
Ho mormorato: "Non ce la faccio.
Era come piegare una sbarra di ferro.
"Sei una femmina, Michele. Maria, aiutalo, dai!
Mia sorella è montata sul tavolo e in due, stringendo i denti e respirando dal naso, siamo riusciti a fargli abbassare il braccio.
"Il regalo! Dacci il regalo!" Maria è saltata giù dal tavolo.
Papà ha preso una scatola di cartone, piena di fogli di giornale appallottolati. Dentro c'era il regalo.
"Una barca!" ho detto.
"Non è una barca, è una gondola," mi ha spiegato papà.
"Che è una gondola?
"Le gondole sono le barche veneziane. E si adopera un remo solo.
"Che sono i remi?" ha domandato mia sorella.
"Dei bastoni per muovere la barca.
Era molto bella. Tutta di plastica nera. Con i pezzettini argentati e in fondo un pupazzetto con una maglietta a righe bianche e rosse e il cappello di paglia.
Ma abbiamo scoperto che non la potevamo prendere. Era fatta per essere messa sul televisore. E tra il televisore e la gondola ci doveva stare un centrino di pizzo bianco. Come un laghetto. Non era un giocattolo. Era una cosa
preziosa. Un soprammobile.
Infine come mi ha richiesto qualcuno di voi ecco il link ai diari di Eva di Mark Twain. E qui una bellissima edizione illustrata... in inglese.
RIASSUNTO.
RispondiEliminaAllora il libro "Io non ho paura" di Niccolò Ammaniti presenta analogie e differenze con il film di Salvatores. Inizialmente si è discusso della focalizzazione, che in questo caso cioè del film, è interna. La discussione è proseguita incominciando a trattare delle diverse inquadrature presenti nel film, che in qualche modo risaltano molto la figura del protagonista-narratore. E' presente nella prima parte di esso un'inquadratura dal basso, proprio nel momento in cui Michele, il protagonista, scopre il nascondiglio nel quale si trova il bambino sequestrato cioè Filippo. E' possibile notarla grazie alla ripresa effettuata sul piede, chiamato comunemente nel gergo "jump cut", dove tra l'altro è possibile notare il punto di vista del regista. Proprio perchè a differenza del libro, nel film ci sono riprese fatte secondo il regista e altre fatte secondo il punto di vista di Michele. Un esempio di quest'ultimo è possibile notarlo nel momento in cui Michele gioca con i suoi amici e poi si lascia cadere a terra nel campo, questa è l'inquadratura dall'alto. Un altro esempio di quest'ultima ci viene dato nella scena in cui Michele vede Filippo per la prima volta. Mentre un esempio di inquadratura dal basso ci viene fornito dalla scena durante il quale Michele cade sempre nel campo, segue il momento di buio momentaneo e subito notiamo un'inquadratura abbastanza soggettiva a partire dall'occhio di Michele dove sono presenti molti particolari come la formica che attraversa il suo occhio. Inoltre il libro ci viene presentato attraverso un'incipit in medias res ossia già iniziato, mentre nel film non avviene analogamente perchè in quest'ultimo la scena inizia prima e non avvengono digressioni come nel libro, poichè nel cinema sono futili e inutili le lunghe pause. Il cinema è molto espressivo e presenta un piano di ascolto, ossia viene messa in risalto la reazione di un personaggio. Sono presenti sempre nel flm sequenze sonore che sono altrettanto soggettive. Infine ci siamo soffermati sulla differenza fra tempo della storia e tempo del racconto che cambiano a seconda di ciò che si vuole rappresentare. Ad esempio se il tempo della storia è maggiore rispetto a quello del racconto abbiamo ellissi.
OPINIONI PERSONALI.
RispondiEliminaPer quanto riguarda invece le opinioni personali riguardo temi diversi come la caratteristica misogina che si può scorgere da parte dell'autore anche osservando e ascoltando alcune sequenze del film, io credo che questo sia un'aspetto fondamentale perchè l'autore ci mostra a tutti gli effetti il suo maschilismo e la visione sessista che ha a riguardo. Io personalmente non ho una visione sessista e la penso in modo completamente diverso dall'autore che si dimostra invece di essere retrogrado mentalmente. Ci sono state numerose lotte per la parità dei sessi e sopratutto per far valere la dignità della donna contro il maschilismo, ma purtroppo devo ammettere che ancora oggi non credo che ci sia una vera e propria parità dei sessi e questo a volte dipende anche dalla cultura, dagli usi e costumi di un paese. Forse nonostante i grandi passi da gigante fatti nella storia, nella società odierna rimane un pizzico di maschilismo. Infine invece per quanto riguarda il parere sul comportamento e gli atteggiamenti vari riferiti al fratello del Teschio, cioè Felice: personalmente non mi ero accorta dei possibili atteggiamenti che potrebbero far dubitare dell'etero-sessualità di questo ragazzo. L'esempio lampante è il momento in cui egli ascolta musica perlopiù Mina e al contempo balla e canta ma subito dopo fa delle flessioni. Pensandoci bene non mi viene proprio da dubitare ma certamente da dire che sono evidenti le debolezze a livello caratteriale e non solo di Felice. Lo si può notare anche dal semplice fatto che pur di dimostrare la sua virilità, la sua forza fa delle flessioni e chi cerca a tutti i costi di dimostrarsi forte secondo me deve essere invece riconosciuto come il più debole. Bisogna essere se stessi e non ci si può nascondere dietro comportamenti strani soltanto per non far trasparire chi si è veramente. Bisognerebbe accettarsi per come si è, senza avere paura degli altri e soprattutto senza avere paura di se stessi riconoscendo i proprio limiti e i proprio punti di forza.
“Io non ho paura” il film presenta delle differenze con il libro. Il libro ha uno stile molto forte a livello linguistico e è molto misogino e leghista, come l’ha fatto ben notare il professore. Anche se, a mio parere, questi due aspetti soprattutto la parte misogina è ben presente anche nel libro. A livello tecnico nel film troviamo molte inquadrature soggettive, molte dall’alto e dal basso, creando uno stile di racconto. Per l’uso di una buona tecnica il film è elegantissimo, facendo delle inquadrature come dandoci la visione del narratore. Questi come tutti i libri o i film hanno un lettore o uno spettatore ideale. Dal libro nella parte iniziale è subito evidente che, parlando di quando era piccolo, ora è adulto e stà raccontando. Più avanti nella descrizione della gara tra i bambini fa una descrizione della bambina come una scrofa, usa un registro molto forte, parla male delle donne, da episodi come questo che traspare l’aspetto misogino. Nel film durante i commenti del regista afferma di non aver usato degli attori bambini ma proprio di aver preso dei bambini che più inquadrassero il personaggio del racconto. Nella scena della punizione post-gara, quando la bambina stà per affrontare la pena c’è un’inquadratura che permette di vedere il viso di Michele e della bambina, entrambi impauriti, sconvolti, il regista ha voluto dare allo spettatore un privilegio. In un’altra scena del film, quando Michele è in stanza con l’ospite, l’inquadra permette di vedere nitidamente solo il viso di Michele, in parte, questa inquadratura è detta piano d’ascolto perché allo spettatore interessa solo la reazione del bambino. In questa scena però troviamo una differenza con il libro perché è omessa la parte in cui racconta la sua storia di padre e marito, quasi il regista volesse far capire che è impossibile che un uomo con figli possa avere il coraggio di uccidere brutalmente un bambino indifeso. Un’altra scena importante è quella in cui Michele fa a braccio di ferro con il padre, che lo accusa di essere una femmina con disprezzo per l’altro sesso, si sottolinea un patriarcato, l’uomo che è più aitante fisicamente. Ma è evidente che il padre non sa rapportarsi con il figlio, che solo con i giochetti riesce ad attirare la sua attenzione. Nella scena sono d’impatto anche gli sguardi silenziosi e della bambina ma soprattutto della madre su entrambi, che pur rimanendo nei ranghi con lo sguardo comunica tutto il suo pensiero, il suo volere che il figlio non diventi come il marito, che vada via da quel posto una volta cresciuto. La donna se pur sminuita ha un ruolo veramente importante, il suo valore, che nell’imbruttimento sociale e nella decadenza soffre in silenzio.
RispondiEliminahttp://www.youtube.com/user/TheMenguz?feature=mhum
RispondiEliminaBuongiorno Professor Paesano! ^^ La ringrazio moltissimo per aver messo il link del libro di Twain. Fortunatamente sono riuscita a trovarlo nella biblioteca scolastica.
RispondiEliminaPer quanto riguarda " Io ho non ho paura", io proporrei una diversa interpretazione della posizione di Ammaniti: il suo maschilismo, il suo disprezzo -evidente- per la gente del sud, non potrebbe essere dovuto ad una piena immersione dell'autore nel personaggio di Michele? Ossia, un Michele che da grande ricorda una parte della sua vita con amarezza e disprezzo per ciò che fino a quel momento lo aveva circondato?
Poi volevo sottolineare un altro aspetto che secondo me è reso meglio nel film che nel romanzo: la figura di questo "padre padrone" ha per natura una considerazione misera della donna (attenzione! questo è stato il frutto di una concezione radicata profondamente in quella terra). Inoltre questo padre è incapace di rapportarsi con il figlio: lo si vede dal braccio di ferro (come già detto) ma anche, e secondo me più subdolo, dal regalo che gli fa: una barca in legno con la quale i figli non potranno mai giocare poichè è un soprammobile. Come si può pensare che un bambino consideri "regalo" un oggetto con il quale non potrà mai rapportarsi??
E da questo vedo un profondo contrasto: da una parte c'è un bambino felice di rivedere il padre e con "solo" questo ha il cuore pieno di gioia; in più a sapere che c'è un regalo lo rende spiazzato, quasi commosso..Dall'altra parte c'è un padre che pensa di avere un figlio già cresciuto, che probabilmente non ha bisogno di affetto: in effetti, nella sua mentalità esprimere i propri sentimenti è un segno di debolezza.
Ciao Senia!
RispondiEliminaLa posizione di ammanniti contro il sud ti sarà più chiara domani quando vedremo come descrive il romanzo in uno degli extra del film.
Sono d'accordo con te che il disprezzo per il sud può far parte di quello di Michele.
Il maschilismo però credo sia dell'autore (del narratore) perchè non è il maschilismo esplicito (come quello di dar della femmina o del gay a chi è debole) ma è implicito, è lessicale, e dunque più sottile, meno intenzionale ed evidente. Naturalmente può anche assere come dici tu. Domani cerchiamo di farne un'ulteriore verifica.
Ti sta piacendo il libro di Twain?
Il film di Gabriele Salvadores, “Io non ho paura”, Presenta alcune analogie e differenze con l’omonimo libro di Niccolò Ammaniti. Si è parlato inizialmente della focalizziazione (letteralmente, punto di vista) applicata sia nel campo della cinematografia (inquadrature) che in quello narratologico (punto di vista del narratore): nel film, la focalizzazione non è sempre soggettiva, in quanto si susseguono inquadrature dal basso e dall’alto che coincidono con il punto di vista del narratore e non dei personaggi; nel romanzo, invece, narratore e protagonista coincidono. Successivamente abbiamo discusso sui diversi incipit sia del libro sia del film: per quanto riguarda il romanzo di Ammaniti, il racconto inizia “in medias res”, in quanto troviamo la storia con un azione già iniziata, sottolineato dall’utilizzo di verbi all’imperfetto (che evidenziano delle cose iniziate in passato che hanno ripercussioni nel presente); nel film, invece, troviamo una differenza, che sta nel fatto che non troviamo una digressione, poiché, in questo caso, risulterebbe inutile. Proseguendo la nostra lettura critica, si è notato “un difetto”, presente nel romanzo, nel modo in cui l’autore gestisce il cambio di registro tra lui adulto e lui bambino: infatti spesso attribuisce al bambino (Michele) una terminologia propria da adulto. Si è discusso inoltre del tempo della storia (ordine cronologico) e tempo del racconto (come sono presentati gli eventi): TS = TR (dialoghi); TS > TR (ellissi o sommari); TR >TS (descrizioni o rallenty). Sia il film, sia il romanzo presentano una visione sessista e misogina, in quanto attribuiscono qualità ai personaggi in base al sesso; inoltre troviamo la figura del “padre padrone” che tende a sottomettere la donna e i bambini. Per quanto la donna (la madre di Michele), quando viene inquadrata nella scena “del braccio di ferro”, ha uno sguardo che assume una doppia interpretazione: da una parte compassione per i figlio, in quanto spera che possa solo migliorare nella crescita e che possa abbandonare quel posto; dall’altra parte assume disprezzo per il padre, che deride il figlio e lo insulta dandogli della femmina. Spesso nel film si ricorre all’utilizzo di musiche, in particolare soggettive musicali, come nel caso in cui la macchina, guidata dal fratello del Teschio, si avvicina a Michele, infatti quando viene inquadrata la macchina la musica è più forte, quando viene inquadrato Michele, distante dal veicolo, la musica è meno accentuata.
RispondiEliminaIvan e Valerio 4G
Buonasera professore, le chiedo scusa anticipatamente se ho commentato solo ora. Il film "Io non ho paura" a me è piaciuto veramente molto, a differenza del libro. Spesso e volentieri in tv mandano in onda i soliti film sulla mafia meridionale che a mio avviso fanno passare un cattivo messaggio del sud Italia, questo film invece non mi ha dato quest'impressione o almeno non tanto quanto il libro.
RispondiEliminaMi sono piaciuti, in particolare, due dei temi presi in considerazione:
- mafia
- misoginia
ed in generale la debolezza umana.
Una cosa che non sopporto, forse perché ho origini siciliane, è il fatto che le persone del sud siano viste come eterne mafiose. Le gente della nostra epoca non dovrebbe essere così ottusa da pensare che chi vive a nord è migliore di vive al sud, eppure puntualmente si sentono persone che basano la loro vita su questo ed l'autore mi ha dato l'impressione di far parte di quelle persone. E che dire della misoginia, uno dice "la situazione delle donne nel tempo è migliorata di gran lunga".. mmm si certo ora la donna ad esempio può votare, ma in fin dei conti (secondo me) seppur si siano fatti dei passi avanti in determinati campi, in altri se ne sono fatti altrettanti indietro. In questo caso poi interessante è analizzare come le donne non hanno voce in capitolo e soprattutto come, pur capendo tutto, non intervengono perché sottomesse alla volontà del proprio marito. Io posso capire le persone più anziane che possono avere ancora questa visione un po' distorta, ma odio il fatto che in realtà tuttora regna quest'idea dell'uomo che comanda.
Questo film seppur non ambientato nei nostri giorni, tratta molti argomenti attuali: amoralità, misoginia, mafia perché anche se qualcuno non li nota (e deve essere ben cieco) ne abbiamo esempi sotto gli occhi quotidianamente!
P.s. sono la ragazza che ha dubitato dell'orientamento sessuale del fratello del Teschio. La ringrazio della critica fatta in classe perché mi ha aperto gli occhi: per quanto io possa criticare la società di oggi in fin dei conti ne sono figlia, sono figlia di questa omologazione, corruzione e di tutto il resto ma questo in fin dei conti mi ha sempre portato a disprezzare l'amoralità... Eppure facendo il ragionamento sugli atteggiamenti di Felice, avrei rischiato di cadere in pieno nell'errore di privare un ragazzo nel potere gesticolare o cantare o ballare diversamente dagli altri.
A domani, Alessandra Schiera