ALESSANDRO PAESANO BLOG

Il blog dedicato alle vostre lezioni di cinema


martedì 8 giugno 2010

Per gli studenti e le studentesse del Malpighi

I corsi sono finiti.
La scuola pure.
Se volete rimanere in contatto con me o tra di voi ecco il post adatto!
Qualunque modulo avete seguito, qualsiasi film abbiate visto al cineforum, se volete dire la vostra, chiedere, osservare, insinuare, potete farlo qui!
Non siate timide (timidi)...
SCRIVETE!

10 commenti:

  1. E adesso è più importante la morte di Pietro Taricone che non la condanna per mafia di Dell'Utri... Italia, bel paese del ca**o. Italiani, bel popolo di idioti.
    Che poi, povero Taricone, me stava pure tanto simpatico. Poi purtroppo è morto giovane, c'aveva una famiglia. Non è contro di lui. Però sui telegiornali e perfino su Internet (che dovrebbe essere l'ultimo baluardo dell'informazione) si parla solo di Taricone, mentre è stata fatta una sentenza importantissima. Io, che vorrei sapere qualcosina sul processo, sono costretto invece a sapere tutto quello che i gieffini colleghi del povero Pietro pensavano di lui (che poi, banalità che si sprecano...).
    Penso che, se perfino in Internet si parla più di Taricone che di Dell'Utri, possiamo notare nell'esempio pratico l'importanza della famigerata agenda-setting. Beato l'italiano medio che ci casca, beato il signor B che, oltre ad uscirne ancora impunito con la magistratura, ne uscirà anche illeso con l'opinione pubblica, lui e tutto il suo partito. Evviva il conflitto d'interessi.

    Valentino

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  2. professore, cosa ne pensa di emilio fede che crede che le agende rosse di borsellino siano comuniste e che abbiano cercato di dare una svolta ideologica alla cerimonia nel giorno dell'anniversario della scomparsa del giudice?? a me fa veramente ridere ahahahaah

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  3. Delle due l'una: o Fede è deficiente e ignora cosa siano le agende rosse (se ne parla da 18 anni, come fa a ignorarle, che giornalista è?) e dunque non può essere il direttore di un Tg nazionale, oppure Fede sa cosa sono le agende rosse e allora devia e deforma l'informazione per un preciso fine ideologico (il bue dice cornuto all'asino...) e dunque non può essere il direttore di un Tg nazionale. In un Paese davvero democratico Fede sarebbe già stato radiato dall'ordine dei giornalisti, proprio buttato fuori a calci. Invece resta imperterrito al suo posto.
    Noi cittadini informati dobbiamo vigilare e smentire queste dichiarazioni che oltre ad essere grottesche creano un'opinione errata nelle persone culturalmente più indifese, tutte quelle che vedono il tg4 senza alcuno strumento critico e credono così che le agende rosse siano come il libretto rosso di Mao o le brigate rosse, comunque qualcosa di comunista e dunque di pericoloso.
    Perché non organizziamo una mail bombing (un invio di massa di mail da parte di liberi cittadini) chiedendo al direttore di rettificare quanto detto in malaFede?

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  4. Salve professore, ho rivisto oggi Funny Games, l'edizione più moderna del film. Volevo chiederle se potesse illuminarmi su ciò che l'autore ci voglia trasmettere, ossia il senso implicito di tutto ciò che accade. Credo che la chiave sia nel discorso che i due fanno verso la fine del film sulla barca a vela. A qualcosa credo di essere arrivato...Può illuminarmi?

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  5. Partiamo da quel che hai capito tu e poi da quello che non hai capito...

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  6. scusate se mi intrometto :) anche io avevo visto funny games e mi ero chiesta quale mai potesse essere il senso di un film del genere... in molti in rete ritengono che il regista abbia voluto dimostrare quanto ormai il pubblico gradisca soltanto film in cui c'è solo violenza insensata (saw tanto per fare un esempio) e abbia voluto amplificare ciò... personalmente il film non mi è piaciuto, un pò come arancia meccanica... non riesco a capire come un film tanto terribile possa essere definito cult... rimango quindi della mia idea che funny games non abbia senso, o almeno che nonostante tutto il suo "messaggio di critica" non funzioni molto...

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  7. Alessandro io ti volevo chiedere un'altra cosa... prima stavo guardando un film italiano ambientato in sicilia di cui però non ricordo il nome su rai premium e ho notato la stessa cosa che noto in tutti i film italiani recenti (almeno in quei pochi che ho visto...): gli attori recitano in una maniera talmente finta che è quasi fastidioso vedere un film... non so se sia solo una mia impressione però... anche perché credo che la prima impressione che un film debba dare è di esser talmente verosimile da sembrare una scena normale, e non dovrebbe avere una recitazione così terribilmente forzata... Per non parlare del fatto che gli attori gira e rigira son sempre gli stessi... e soprattuto del fatto che il cinema italiano non investe in film che potrebbero rendere molto (se vogliamo metterla sul piano economico), bensì investono in tutti i film di Moccia o robaccia simile...
    Ovviamente ora come ora sto facendo di tutta l'erba un fascio, perché ci sono molti film di produzione italiana molto carini...
    Beh, come al solito ho fatto un discorso poco comprensibile xD ma mi auguro che riuscirai a capirci qualcosa e mi darai il tuo parere :)

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  8. @Annalisa (in attesa che chi ha proposto il film si rifaccia vivo)
    Funny Games è un film sull'ineluttabilità del male. Sulla sua gratuità. Sulla violenza intesa come costrizione dello spettatore che deve guardare il film che ha deciso il regista e non può fare niente per modificarlo.
    Il primo Funny Games è del 1997, di nazionalità austriaca ed è più asciutto, preciso con attori (almeno per noi) sconosciuti. Il secondo Funny Games, girato dallo stesso regista 10 anni dopo, negli States, con attori famosi, fa un effetto diverso. La reazione emotiva è più per gli attori che per i personaggi e il senso di denuncia del meccanismo narrativo del cinema è meno preciso, meno chiaro, meno asettico.

    Permettimi di dissentire su Arancia meccanica però, il cui paragone è azzardato, anche per il discorso che fai tu, cioè di inefficacia narrativa di Funny Games per dimostrare come al pubblico piacciano i film con violenza insensata. In Arancia meccanica il discorso sulla violenza è chiaro. Come sembri che la violenza venga dai singoli, dalle singole persone, e che la società non ne abbia colpa ma sia solo la vittima di questi individui violenti. Invece il film racconta, con ironia, come la responsabilità sia della società (cioè di tutti noi) e di come la violenza e gli individui violenti vengano usati dallo stato, dal potere, per i propri scopi. Arancia meccanica ha uno spessore narrativo che Funny Games non ha devi poi tenere conto che i due film sono stati girati a distanza di più di 20 anni (30 contando solo la versione americana) e negli anni 70 non c'era ancora il gusto per la violenza che c'è oggi.
    Infine ti invito a riflettere sull'importanza della violenza nei racconti non solo cinematografici. Anche nelle fiabe ci sono storie violente (il lupo e cappuccetto rosso...) eppure le fiabe sono considerate per antonomasia storie adatte ai più piccoli.
    Non è la violenza di per sé a essere negativa ma l'uso (narrativo) che se ne fa.
    Insomma mentre Funny Games, soprattutto quello americano, è un film di cui non si sentiva la mancanza Arancia meccanica è uno dei capolavori del cinema occidentale fermo restando il tuo sacrosanto diritto a dire che non ti è piaciuto... E' solo il paragone che, da cinefilo, mi ha fatto trasalire :-)

    ps non ho riletto quel che ho scritto spero abbia un senso...

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  9. @ Annalisa (e due!)

    La recitazione degli attori è compito del regista curarla. Ci sono regista bravi nel dirigere attori e altri meno (te ne accorgi quando uno stesso attore in un film è bravo e in un altro no).

    Quando dici che "credo che la prima impressione che un film debba dare è di esser talmente verosimile da sembrare una scena normale, e non dovrebbe avere una recitazione così terribilmente forzata..." è vero solo per i film che sibasano su questo assunto. Ci sono anche altri film invece che non vogliono dare l'impressione di verosimiglianza, ma anzi, che giocano apertamente con il pubblico sul fatto che stanno vedendo un film. Giocano su diversi registri. Sull'uso del colore non naturalistico (Deserto rosso di Antoniani, Querelle di Fassbinder, che non è un film italiano ma ci recita Franco Nero...), sulla recitazione (L'anno scorso a Mariembad di Alain Resnais, di nuovo un film non italiano ma nel quale recita il nostro Giorgio Albertazzi) o dove il usa il montaggio in maniera "espressiva" evidente e dunque meno verosimile.

    Le produzioni italiane di oggi hanno degli standard di verosimiglianza sempre più bassi, livellati a quelli delle nostre fiction.
    Anche la recitazione si adegua a questi bassi standard. Sono film girati in fretta, ci sono storie standardizzate e senza l'urgenza di essere raccontate.
    E' anche vero però che sta emergendo un tipo di recitazione diverso, molto personale, ma non per questo meno interessante. Penso soprattutto ad Alba Rohrwacher che hai visto nel film di Avati Il papà di Giovanna, che magari non dà l'impressione di una recitazione "spontanea" o verosimile ma riesce invece lo stesso a creare dei personaggi e farli credibili.
    Anche qui tutto sta a vedere a che serve la verosimiglianza, se per farci dimenticare che stiamo vedendo un film o per farci meglio seguire il racconto. Nel secondo caso non è detto che la verosimiglianza sia sempre efficace. Blues Brothers per esempio presenta dei personaggi che recitano in una maniera niente affatto verosimile eppure l'efficacia narrativa del film è di altissimo livello (certo quello è un film comico, iperbolico, musicale... tutte cose che non richiedono la verosimiglianza).

    Quindi pur ricordando come in generale né la verosimiglianza né la recitazione spontanea siano requisiti universali validi per qualunque film, nel caso dei film italiani contemporanei (con pochissime eccezioni) hai colto nel segno: recitazione scadente, scarsa verosimiglianza, tutto livellato (aggiungo io) agli standard televisivi.

    Sul fatto che in Italia non si investa più è vero. O meglio, non ci sono più produttori che danno i soldi a un film grazie al loro intuito, ma ragionamenti economici basati sulla popolarità degli attori (in base al successo dei film precedenti) delle storie e dei registi, in una maniera troppo economica (Come il film fosse un nuovo modello di lavatrice da piazzare sul mercato) e poco artistica.
    coi criteri produttivi di oggi tanti capolavori italiani del passato non sarebbero mai stati prodotti...
    ma d'altronde se pensi che in Italia lo Stato investe in cultura (musei, teatri, cienma etc.) lo 0,1 % del Pil contro il 2% della media europea...

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