ALESSANDRO PAESANO BLOG

Il blog dedicato alle vostre lezioni di cinema


lunedì 31 gennaio 2011

Basta che funzioni

Cominciamo dai video che non ho potuto farvi vedere oggi:

Prima il pianosequenza (non posso embeddarlo, vedetelo direttamente su youtube cliccando qui

poi una scena della quale non ho avuto modo di parlare



ed ecco la sequenza tratta da Curb Your Enthusiasm




Qui invece l'intervista a Woody Allen



e alla fine Lionello che si dissocia...


Per il resto, oggi abbiamo detto tanto. ci se la sente di fare il riassunto? Anche critico?

Aspetto vostri commenti
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Whatever Works (Usa, 2009) di Woody Allen
Soggetto e Sceneggiatura:     Woody Allen
Produttore  Letty Aronson, Stephen Tenenbaum
Fotografia     Harris Savides
Montaggio     Alisa Lepselter
Scenografia     Santo Loquasto
Costumi     Suzy Benzinger
Distribuzione (Italia)     Medusa Film

Interpreti e personaggi
    * Larry David: Boris Yellnikoff
    * Evan Rachel Wood: Melodie St. Ann Celestine
    * Patricia Clarkson: Marietta
    * Henry Cavill: Randy
    * Ed Begley Jr.: John
    * Conleth Hill: Leo Brockman
    * Michael McKean: Joe
    * Christopher Evan Welch: Howard
    * John Gallagher Jr.: Perry
 





Doppiatori italiani
    * Luca Biagini: Boris Yellnikoff
    * Ilaria Stagni: Melodie St. Ann Celestine
    * Roberta Greganti: Marietta
    * Adriano Giannini: Randy
    * Gianni Giuliano: John
    * Francesco Pannofino: Leo Brockman
    * Sergio Di Stefano: Joe
    * Loris Loddi: Howard
    * Emiliano Coltorti: Perry



Un film apparentemente semplice da capire nelle sue implicazioni etiche ma che probabilmente non è affatto così se qualcuno, sulla rete, si permette di scrivere recensioni di questo tono:
Una pellicola che dei cliché del cinema di Allen trasuda da ogni poro: l’ambientazione minimalista, il pessimismo cosmico, i dialoghi snervanti e gli interrogativi sull’esistenza terrena, senza contare i dialoghi fra il protagonista e il pubblico in sala.

Yelnikoff presenta inoltre una tesi elementare e che affascina. La difende e alla fine, causa le vicende del film, difficilmente si può dissentire con lui. “Basta che funzioni” non è semplicemente  il titolo del film ma proprio la teoria del quasi premio Nobel per il quale ogni cosa va bene, non importa se giusta o sbagliata, ma per l’appunto: “basta che funzioni”.
È Larry David, comico famoso oltre oceano e semi sconosciuto alle nostre latitudini, a raccogliere il testimone di Mostel e anche in tal caso Allen, suo amico di vecchia data, lo dota di tutti i suoi tic: dalla verbosità a una scarsa dote di accondiscendenza nei confronti del prossimo, passando attraverso il tritacarne del suo umorismo fatto di battute al vetriolo.
La pellicola nel complesso funziona ma ricade in tutti gli stereotipi del cinema di Allen.
Reggendosi quasi esclusivamente sulla figura di Yelnikoff, da semplice comparsa la figura di Evan Rachel Wood nel ruolo di Melody, e su situazioni ai limiti dell’assurdo.
Niente di nuovo sotto al sole se non una curiosa coincidenza: il regista ha deciso di pescare dal cassetto una sceneggiatura di molti anni fa per narrare una vicenda a lui molto vicina, l’amore fra un uomo nella fase calante della sua esistenza e una giovane donna.
(Ciro Andreotti, Cinemalia
Sono proprio curioso di sapere cosa ne pensate del film e di questa recensione. Nel caso votate in massa questo sproloquio superficiale e da gossip così da spazzare via certi incompetenti dalla rete...

Intanto confrontate la locandina originale statunitense con quella pensata dalla Medusa per l'edizione italiana del film:



Cosa ne pensate? Che cosa evocano le due locandine?

Il titolo originale del film è Whatever Works la traduzione italiana vi sembra renda bene il titolo originale?

Ci vediamo lunedì prossimo!

1 commento:

  1. Buona domenica :) Posto un mio breve commento.

    METARECENSIONE: PARERE E PARERE-SUL-PARERE
    La domanda è posta in un modo un po' aggressivo, come se il film fosse un innegabile capolavoro e tutti i detrattori fossero gentaccia da mandare alla gogna o, perché no, alla zappa.
    Non ho esperienza nel campo-Allen, quindi non posso azzardare confronti stilistici, ma penso di poter riconoscere - da profana - che talvolta gli stereotipi sfruttati (l'improbabile love story, il dialogo col pubblico, lo Scrooge dal cuore d'oro, la bionda cretina, l'omosessuale che parla del compagno come di una donna...) sappiano di trito-e-ritrito e che, soprattutto, si fatichi a trovare una qualche morale un po' più profonda del solito banalizzato "carpe diem" (rovinato, direi).
    Da questo punto di vista, mi sembra che l'autore dell'altra recensione abbia espresso le mie stesse considerazioni. Veda lei in che ordine fornirmi uova e smentita...

    CONFRONTO TRA LOCANDINE
    Noi italiani ci distinguiamo sempre per gusto kitsch e dozzinale. La locandina originale presenta il solo protagonista, ritratto in una posa che in un certo senso esemplifica il suo atteggiamento nei confronti del mondo; quella nostrana mostra l'aspetto più ridanciano del film, l'incontro-scontro tra il mancato Nobel e la stupidità della giovane (bionda!) sullo sfondo di una città tutta colorata che da sola fa venir voglia di comprare il biglietto.

    TRADURRE O TRADIRE?
    Mi pare che lo "scarto semantico" tra i due titoli sia una menda rimediabile, dal momento che nessuna traduzione è mai rispettosa dell'originale (oppure lo sono tutte, ma a modo proprio...). Si passa da un "qualunque cosa funzioni" a "basta che funzioni", il che di primo acchito sembra un grosso cambiamento, ma si giustifica pensando che il titolo di un film che voglia vendere deve rispondere a criteri di economia (linguistica) e semplicità: una traduzione "letterale" suona grezza e non viene apprezzata da tutti, mentre quella "aggiustata" si fa capire da più persone e rende meglio lo spirito del film, forse. Tradurre non è mai banale, io penso.

    Ci vediamo domani!

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